Dal Consiglio UE una boccata d’ossigeno se gli atti saranno concreti
Le conclusioni del Consiglio europeo di ieri possono essere considerate una boccata di ossigeno per le borse e per il mercato dei titoli sovrani e con una buona dose di ottimismo perfino un segnale di ripresa del cammino sulla strada dell’integrazione europea, se vi fossero atti conseguenti in tal senso nelle prossime settimane ma dei quali ad oggi non si scorgono altro che le buone intenzioni.Â
Il nodo della scarsa liquidita’ del sistema creditizio e’ stato affrontato avallando la politica espansiva seguita in queste settimane dalla Bce e annunciando un anticipo dell’entrata in vigore del fondo salva stati, prefigurando di fatto fino a un raddoppio della sua dotazione. Queste manovre pongono le basi per riaprire il portafoglio delle banche a favore delle imprese e delle famiglie e alzare il prezzo da pagare nelle speculazioni contro la moneta unica. Ma per far ripartire la scarsa crescita dell’economia europea occorrono riforme strutturali e disponibilita’ di investimenti pubblici che ne creino le condizioni e ne facciano da volano.
Purtroppo questo e’ un capitolo dell’iniziativa europea piu’ volte annunciato dai capi di governo e rimasto ancora vuoto nei tempi e nelle proposte”.
Quel che e’ uscito sicuramente vincente dal vertice di ieri e’ da una parte lo storico antieuropeismo inglese e dall’altro il metodo intergovernativo seguito in questi due anni nella governance della Ue, che con le ultime decisioni ha toccato il suo apice. L’Inghilterra ha confermato il suo atteggiamento di considerare l’Europa una sorta di self-service dove prendere quello che serve possibilmente senza pagare. La locomotiva tedesca si e’ messa a capo questa volta del convoglio politico dei governi dell’Eurozona, cercando di inchiodare sulle rotaie i vagoni piu’ traballanti, noncurante del rischio di finire tutti su un binario morto per averli appesantiti troppo. Ne’ e’ uscita cosi’ un’Unione europea piu’ debole per la fuoriuscita di Londra e per una disciplina troppo rigorista affidata solo all’accordo tra i governi, con un’inaccettabile esclusione dei parlamenti nazionali e europeo. Nessuna risposta sulla crescita. Tutto questo e’ un’inaccettabile mortificazione del principio democratico, che mina alle fondamenta il percorso della costruzione della federazione europea, quanto mai necessaria e improcrastinabile per mettere il vecchio continente al riparo dagli attuali e futuri disastri e assegnargli un ruolo di attore e non di comparsa sulla scena mondiale.
Sembra che a capirlo oggi siano soltanto i tanti giovani e dinamici paesi, ultima la Croazia, che stanno premendo per entrare sotto l’ombrello dell’Unione. Solamente lunedi’, alla riapertura dei mercati, capiremo realmente se queste prime parziali misure saranno in grado di scongiurare il crollo dell’euro. Ed il fatto che siano proprio i mercati a fare sempre da cartina di tornasole delle scelte politiche dovrebbe far riflettere sulle evidenti conseguenze negative prodotte da questi ultimi anni di selvaggia finanziarizzazione dell’economia, dilagata nella zona grigia di una debole leadership politica”, conclude il vicepresidente vicario del Parlamento Ue.